verticale dell’Amarone Bosan tenutasi il 22 maggio presso il ristorante “Paradosso”.
 

Amarone: una tradizione che guarda al futuro

Successo a Milano per la verticale dell’Amarone Bosan tenutasi il 22 maggio presso il ristorante “Paradosso”.

In degustazione le annate 1997, 1998, 200 e 2001. Comune denominatore: uno straordinario equilibrio tra struttura e corposità, tra morbidezza e freschezza

Quale sarà l’Amarone del futuro? Forte, muscoloso con una potenza estrattiva grandiosa o più fine, elegante con un più evidente impatto di freschezza? Le scuole di pensiero in Valpolicella sono molte. La nostra risposta l’abbiamo data in occasione della verticale del nostro “Bosan”, dedicata alla stampa specializzata, presentata a Milano giovedì 22 maggio al ristorante Paradosso. Protagoniste le annate 1997, 1998, 2000 e 2001 del cru Bosan che nasce nella zona più vocata della Valpolicella da uve Corvina (80%) e Rondinella (20%).

I risultati della prima vendemmia (1997) del progetto Bosan, così come quelli dell’ultima in commercio (2001) – tra l’altro premiata con la Gran medaglia d’oro all’ultimo Concorso enologico Vinitaly e più recentemente con l’oro al Challenge International du Vin di Bourg –  hanno dimostrato un comune denominatore nello straordinario equilibrio tra struttura, corposità, morbidezza e freschezza. Un Amarone – il Bosan – “di carattere”, strutturato, ma al contempo “snello” per una struttura acida importante.

Questa la cifra stilistica, il fil rouge, che attraversa le diverse annate, pur nella differente evoluzione di aromi e profumi – le note di frutto più marcate nelle annate più recenti che via via evolvono facendo affiorare quelle più tostate, di cacao e fiori di garofano, e minerali, come la grafite-, come ha ben illustrato Vito Intini, consigliere nazionale Onav che ha guidato la degustazione, introdotta dall’enologo della Cesari, Luigi Biemmi.

Un Amarone che sa quindi fare tesoro della tradizione produttiva e intepretarla in chiave moderna, realizzando un prodotto di grande bevibilità e abbinabilità a tavola. Un Amarone che rispecchia la personalità del suo creatore, un’ azienda storica ma in continua evoluzione, legata a filo doppio con la storia e il successo dell’Amarone.

La Gerardo Cesari inizia infatti a investire nella Valpolicella negli anni 60/70 e il 1975 è la data storica che segna la vendita delle prime casse negli Usa: 100 a New York e 200 a San Francisco. “Nel 1970 è stato fondato il Consorzio Valpolicella e nel 1971 abbiamo fatto la prima vendemmia di Amarone . Erano i primi anni in cui in questo vino si avventurava nei mercati esteri, non lo conosceva ancora nessuno, tanto che dopo la prima vendita, un cliente di New York mi chiese di poter avere anche dell’Amarone bianco! – ha ricordato il presidente Franco Cesari, primo fautore del successo Cesari nel mondo – Noi abbiamo iniziato proprio in quel momento e il nostro impegno e soprattutto la grande passione che abbiamo messo in questo lavoro non è mai venuta meno. Il nostro obiettivo è da sempre la qualità: non è un caso che oggi non ci sia l’annata 1999, non l’abbiamo prodotta perché le uve non lo consentivano. Così come non abbiamo prodotto – ed economicamente è stato un grosso sforzo – nessun Amarone nel 2002. Dalla nostra cantina escono solo i prodotti che sono degni”.

E dalla cantina di Cavaion nel 2007 sono uscite 1.600.000 bottiglie, di cui oltre 300.000 di Amarone. “Noi deteniamo una quota di mercato del 4% - ha spiegato Cristoforo Materossi, responsabile marketing - e se si considera che le aziende che commercializzano Amarone sono oggi 313 con un volume medio di 26.000 bottiglie, è sicuramente una cifra che mostra l’importanza della nostra azienda”.

Dopo la degustazione, la serata è proseguita con una cena, curata dal padrone di casa, lo chef Danilo Angé, dove i vini Cesari hanno sperimentato, con successo, originali abbinamenti elaborati appositamente per l’occasione.